La Locandiera

di Carlo Goldoni

con
Pamela Villoresi
Massimo Wertmuller
e con
Renato Scarpa, Manrico Gammarota, Alessandra Costanzo
Massimiliano Alocco, Maria Teresa Pintus, Sandro Querci

Scene e costumi Aldo Buti
Musiche Luciano Vavolo
Disegno luci Umile Vainieri

Regia
Maurizio Panici

Commedia d’ambiente e di carattere insieme, La Locandiera ci offre una lettura in rilievo della società del tempo e del cambiamento in atto in quel momento, esemplificando in modo significativo i rapporti conflittuali tra le classi sociali. La storia di Mirandolina che sceglie di sposare il giovane Fabrizio fra il corteggiamento di un Conte, un Marchese ed un Cavaliere è sintesi chiara dei rapporti tra borghesia e nobiltà nel momento in cui la nuova classe sociale sta per sostituirsi nel molo egemone alla vecchia.
Ma La Locandiera è anche un perfetto meccanismo ad orologeria di analisi del carattere dei protagonisti e della loro umanità, ove essi diventano fortemente rappresentativi di mondi non comunicanti tra loro. Non a caso Goldoni li caratterizza fortemente con una ben definita area geografica di provenienza, cosicché la locanda in Firenze diventa il centro di un mondo periferico, di una “Italia” ancora in divenire, di un paese delle lingue e dei dialetti.

È’ seguendo questa suggestione che l’allestimento trova uno dei suoi punti di forza: con lo scenografo Aldo Buti abbiamo immaginato la locanda e gli ambienti descritti in commedia al centro del palcoscenico, su una pedana che di volta in volta diventa luogo ideale della rappresentazione ma che è anche zattera sospesa immersa in una pienezza di luci e ombre, dove i protagonisti si incontrano e si scontrano.Gli ambienti sono descritti e suggeriti con pochissimi elementi di scena, fortemente evocativi di un settecento “luminoso”: sottraendo il “costruito” ed eliminando la sovrastruttura si fa più vivo e diretto il rapporto fra gli attori, costretti ad entrare nel “fuoco centrale” della rappresentazione.
Questa soluzione scenica ha evidenziato fortemente la parola che attraverso l’uso della cadenza dialettale degli interpreti diventa punto di forza e sostegno del carattere dei personaggi: così il Conte è un “Napolitano” che si è conquistato il titolo nobiliare con la ricchezza acquisita, il Marchese e un “romagnolo” sanguigno ma oramai svuotato di forza, le due comiche sono espressione vivace di due culture fortemente dichiarate, “romana” una e “siciliana” l’altra, mentre il Cavaliere è un “senese” che ci offre un’immagine burbera di se stesso e del mondo che rappresenta.
C’è una folta rappresentanza di varia umanità in questa commedia, pezzi di mondo che non si relazionano, e così Mirandolina e la sua locanda diventano metafora, luogo ideale per un possibile incontro, ricerca armonica di relazioni impossibilitate a concretizzarsi perché se tutti i protagonisti dichiarano di perseguirle, nessuno in realtà è poi disposto a costruirle, costretti come sono dai ruoli assegnati loro dalla storia e quindi destinati ad altro compito. Il Marchese, il Conte ma soprattutto il Cavaliere usciranno sconfitti da questo corteggiamento e di conseguenza Mirandolina tornerà ad essere una perfetta locandiera e la locanda, con il suo ritrovato equilibrio, tornerà ad essere una “semplice” azienda da gestire con accortezza. Maurizio Panici

Debutti o alcuni dei teatri più importanti delle tournées

PARIGI, Théatre des Italiens maggio 2000
VERONA, Teatro Romano – luglio 2000
MILANO, Teatro Nuovo gennaio 2001
ROMA, Teatro Eliseo marzo 2001 – Teatro Ghione gennaio 2003

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