Un grande grido d’amore

PAMELA VILLORESI

PIETRO LONGHI

UN GRANDE GRIDO D’AMORE

di Josiane Balasko
traduzione e adattamento David Norisco

con Gabriella Silvestri e Stefano Antonucci

Scene e costumi Aldo Buti

Regia MAURIZIO PANICI

ungrandegrido01“Un grande grido d’amore” somiglia alle commedie dell’età dell’oro del teatro. C’è nel testo un’aria di libertà assoluta, una voglia matta di giocare e di mettersi in gioco, di buttarsi e di amarsi.
Quindici anni prima la coppia d’attori Gigì Ortega e Hugo Martial erano una ditta formidabile, una compagnia che riempiva i teatri e mieteva successi. Amanti ideali nella scena come nella vita i due hanno perso strada facendo le chiavi del successo fra addii, separazioni o regolamenti di conti: lei ha ammesso di lavorare per disintossicarsi dall’alcool, lui vivacchia in teatri di second’ordine. L’agente Silvestre, al debutto di “Un grande grido d’amore”, si trova davanti alla defezione improvvisa dell’attuale partner di Martial, l’attrice che doveva recitare con lui la commedia, così ha l’idea di riformare la mitica coppia di qualche anno prima: con un sotterfugio convince i due a recitare di nuovo insieme, immaginando che l’avvenimento assicurerà popolarità e pubblicità. La miscela che si viene a comporre alle prove è esplosiva, e anche il regista è disperato…
Teatro nel teatro della più bella specie la commedia crea ben presto suspance e comicità, incontri di pugilato ed abbracci memorabili, grazie ad un plot vivace ed intelligente.
Un successo straordinario della scena francese, commedia di assoluto divertimento ma anche di grande intelligenza.

Rassegna Stampa:

 

Villoresi e Longhi, che risate

Stampa 3Spaccato autentico ed esilarante di quello che può accedere nella fase preparatoria di un debutto scenico, la commedia “Un grande grido d’amore” di Josiane Balasko […] La versione italiana allestita al Teatro Manzoni da Maurizio Panici impegna una spumeggiante e grintosissima Pamela Villoresi, nei panni di una primadonna vogliosa di tornare alla sua professione dopo un periodo di sbandamento e di alcolismo, affiancata da un ottimo Pietro Longhi in grado di restituire i tipici atteggiamenti del primo attore in bilico fra narcisismo, frainteso orgoglio maschile e frustrazione. […] Le battute da recitare si mescolano alla violenta conversazione con cui gli amanti si rimbeccano davanti all’attonito regista, incarnato magistralmente da Stefano Antonucci, che non coglie mai il senso di quello che accade e tenta di moderare i toni per salvaguardare l’esito dello spettacolo. Vibrante e di rara eleganza, oltre che credibile nel ruolo dell’agente senza scrupoli tutta tesa alla finalità di arrivare al traguardo della prima rappresentazione con un congruo rientro d’immagine, risulta anche Gabriella Silvestri. […] E il pubblico non ha un attimo di tregua, passa da una risata all’altra, scoprendo gli altarini di un mondo poco conosciuto e affascinante come quello del teatro.

(Tiberia De Matteis, Il Tempo 4 dicembre 2005)

Amore-odio: le prove di una coppia d’attori

[…] La vicenda comincia a rivelarsi come un gioco di scatole cinesi e se lo spettatore si diverte, egualmente accade agli interpreti, a cominciare dalla coppia dei protagonisti impersonata da Pamela Villoresi e Pietro Longhi, che devono rappresentare due attori che si fanno i dispetti in scena […] una commedia classica, ben costruita, [che] finisce per coinvolgere specie chi ama il teatro e lo vede messo a nudo; seguendo l’ironia e bravura degli attori nel non essere bravi nel modo giusto, grazie anche alla regia di Maurizio Panici, che punta sul ritmo e la misura.

(Paolo Petroni, Corriere della sera 16 dicembre 2005)

Così l’attore ritrova il “tempo perduto”

[…] lo sguardo […] rivolto sia ai sentimenti sia al teatro […] permette a Panici di confezionare uno spettacolo nel complesso godibile, dove la Villoresi (Gigi) – brillante e ironica al punto da confermarsi attrice di raro eclettismo – assurge al rango di una primadonna senza la quale l’ingranaggio scricchiolerebbe. […] Gigi riempie la scena di una femminilità senza tempo […] alla sua morbida irruenza fa da contrasto la spigolosa boria di Hugo/Longhi: tipico “esemplare” di maschio risoluto ma infantile che poco a poco cede al ritrovato amore e – complici il paziente regista interpretato da Stefano Antonucci e la scaltra agente affidata a Gabriella Silvestri – fa pace in un colpo solo con il teatro e con il suo cuore. Siamo dunque alle prese con una riflessione sul “tempo perduto” e sulla forza delle passioni che intende fare anche luce su aspetti emblematici della professione teatrale, rispolverando la metafora della scena quale “specchio della realtà” e – soprattutto – rimarcando (se mai ce ne dimenticassimo) la natura estremamente vulnerabile degli attori.

(Laura Novelli, Il Giornale, 24 dicembre 2005)


Ira e tenerezza, i volti dell’amore salgono sul palcoscenico a Roma

[…] Ilarità, comicità, battute e dinamismo scenico, non senza qualche nota di nostalgia qua e là, rendono lo spettacolo leggero e piacevole fino alla fine, senza rallentamenti né cadute di ritmo.

(Agnese Ananasso, Milano Finanza, 28 dicembre 2005)