QUARTETTO CASA DI BAMBOLA

Locandina Quartetto casa di bambolada Henrik Ibsen

riscrittura scenica e regia Emanuela Giordano

musiche originali Antonio di Pofi

personaggi e interpreti 

in ordine di apparizione

Nora  Mascia Musy

Torvald  Stefano Santospago

Cristina  Alessandra Fallucchi

Krogstad  Graziano Piazza

Quattro attori e una regista si interrogano sulle contraddizioni e le dinamiche espresse da Ibsen nella relazione tra uomo e donna: potere, possesso, erotismo, danaro. Scoprono che da allora, da quando Ibsen scrisse Casa di Bambola, le cose sono si, cambiate, ma le dinamiche e gli equilibri all’interno di una coppia sono forse le stesse.  Il quartetto in scena ci accompagna passo passo nell’opera che suscitò grande scalpore in tutto il mondo, tanto che alcune produzioni suggerirono di apporre cambiamenti radicali nel finale, giudicato improponibile.

Casa di Bambola ha infatti avuto tre finali diversi ma solo l’originale è quello approvato dall’autore. Questi tre finali, fin’ora mai messi in scena, sono raccontati e interpretati per la prima volta.  Ci aiutano a capire la portata dirompente del testo  giudicato troppo spregiudicato se non addirittura amorale.

In Europa, alla fine dell’Ottocento, non era ancora tutelato il diritto d’autore.  Gli impresari erano più attenti alle reazioni del pubblico (perbenista) che al rispetto di un drammaturgo di fama  internazionale come Ibsen. Con la compiacenza degli attori protagonisti, per non minacciare la sacralità dell’istituzione familiare,  impedirono a Nora di uscire di casa,  di fatto la richiusero dentro il suo salotto tutto merletti e cinguettii.  La vollero relegare a tutti i costi dentro la  sua “rassicurante” dimensione domestica, inficiando così il senso stesso dell’opera.

Tutto questo dietro le quinte si intreccia con la storia, grazie anche ad una soluzione di scrittura scenica che mette a fuoco solo le relazioni speculari delle due coppie protagoniste, quella di Nora e Torvald  e quella di Cristina e Krogstad.

Nora, eterna adolescente, moglie bambina in rotta di collisione con le sue  sicurezze, è il contraltare di Cristina, che ha dovuto assumersi fin da piccola il peso di una condizione sociale disagiata, prendendosi carico della sua sopravvivenza e di quella dei suoi familiari. Torvald, lavoratore infaticabile e di successo, arroccato in giochi di ruolo ormai logori, è il contraltare di Krogstad, più volte coinvolto in affari non chiari ma in grado di riscattarsi, di rinunciare a denaro e carriera pur di recuperare un rapporto, forse alla pari, con Cristina.

I ruoli si rovesciano: chi aveva tutto deve ricominciare da capo, trovando nuove soluzioni esistenziali e chi non aveva più nulla, ricomincia a sperare.

La modernità del testo si rivela e ci coinvolge.

EX ANTIGONE

– sulla felicità –

adattamento e regia Maurizio Panici

con Valentina Carli e Maurizio Panici

aiuto regia Marzia G.Lea Pacella e Maria Stella Taccone

luci Daria Grispino

Antigone è la storia della figlia di Edipo, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice ucciso per mano di Eteocle sotto le mura della città. Antigone compiendo un atto di pietà si mette contro il decreto emanato dal nuovo re di Tebe, suo zio Creonte. Scoperta dalle guardie, Antigone viene condannata a morte. Siamo a Tebe, nel cuore del palazzo di Creonte, i due si confrontano fino allo sfinimento sulle opposte ragioni .

NOTA DI REGIA Reinterpretando il testo di Anouilh, ho ideato uno spettacolo che ferisce. E’ un urlo e fa esplodere il disagio che è in ognuno di noi per arrivare alla catarsi, alla riapertura della speranza. Si parte per un viaggio emotivo , per immergersi in una voragine di inquietudini, disgusto verso il mondo. In questo allestimento ho optato per la semplificazione del modello greco a favore della concentrazione del dialogo tra i due protagonisti. In particolare nello spettacolo si confrontano/scontrano il maschile e il femminile, la vecchiaia e la giovinezza, le ragioni della politica e le ragioni del sentimento. I due protagonisti come viandanti stremati che non vedono più orizzonti e lottano solo per la sopravvivenza si confrontano senza pietà. Lo spettacolo mette in moto una reazione forte quanto è stata profonda la ferita che abbiamo inflitta alla vita. Un invito ad abbandonare la cecità, l’egoismo a cancellare le brutture e le ristrettezze di un pensiero che porta alla sordità dell’ascolto dell’altro. Uno spettacolo rivolto soprattutto ai giovani, perché sono loro che più degli altri debbono capire quanto sia importante la vita e quanto sia importante non lasciarsela sfuggire di mano, soprattutto in questo tempo che stiamo vivendo, è fondamentale abbracciare una visione critica che però parte dalla sensibilità e dall’emozione per arrivare a una consapevolezza del significato profondo del senso di vivere.

Maurizio Panici

 

EFFIMERA

di Stefano Benni


con Dacia d’Acuto

regia Stefano Benni e Viviana Dominici

 
scenografia Pietro Perotti

costumi Lucrezia Farinella

disegno luci Giuseppe Filipponio

suono Fabio Vignaroli

assistenza tecnica Daria Grispino

foto e grafica Manuela Giusto
 

Ha delle meravigliose ali, ma deve ancora imparare a volare. E’ una farfalla, o forse una giovane fata, o una strega, o una ragazza come tante. Buttata nel bosco del mondo. Sapendo che la sua vita sarà  breve, e che bisogna goderne ogni attimo, in bilico  tra l’ironia e la paura. [Stefano Benni]

Un monologo inedito di Stefano Benni con Dacia d’Acunto e la scenografia di Pietro Perotti, una riflessione profonda ed ironica sul tema dell’apparire.

Stefano Benni Scrittore. Giornalista. Poeta. Umorista. Attore. Ha pubblicato una ventina di libri molti dei quali sono stati tra i grandi best-seller degli ultimi anni. Benni è un autore poliedrico e tra i suoi scritti troviamo romanzi, racconti, poesie come anche drammaturgie, articoli di vario genere e ancora scritti di diversa natura e disegni. Soprannominato Lupo perché da piccolo, non riuscendo a dormire, usciva di soppiatto, la notte con i suoi  cani, per la montagna. Debutta nel 2012 nella regia teatrale con Le Beatrici, liberamente tratto dal suo testo e presentato al Festival di Spoleto. Ha portato in scena Lolita,La Terra Desolata di Eliot , Poe e ha lavorato con moltissimi musicisti jazz e classici.

 

Angeli

di Filippo Gili


con Pier Giorgio Bellocchio, Arcangelo Iannace

regia Filippo Gili

aiuto regia Silvia Picciaia 
un progetto di Uffici Teatrali

E se essere uno dei pochi uomini nella storia ad avere l’impressionante privilegio di stare accanto a un vicario di Dio rappresentasse il più beffardo degli eventi? Se quest’ala di Dio venuta dall’alto per rendere felice un uomo si dimenticasse, al dunque, la formula della felicità? Due attori, una mise en scene giocata su uno spazio che sarà la stramba casa intorno alla quale, disseminati, “invisibili”, gli spettatori si ritroveranno a spiare, da dentro, come fantasmi silenziosi, la strana vicenda dell’apparente fortuna di Angelo Colautti, e di questo sprovvedutissimo, incauto, disgraziato angelo.
(Filippo Gili)

Filippo Gili diplomato come attore presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma. Ha recitato diretto da Luca Ronconi in “Besucher” di B. Strauss, ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ di K. Kraus, “La pazza di Chaillot” di J. Giradoux, ‘Misura per misura’ di W. Shakespeare, “Sturm und drang” di F. Von Klinger. Ha diretto i lungometraggi “Casa di Bambola”, “Prima di andar via”, “L’ultimo raggio di luce”, ed è in fase di montaggio “Il gabbiano”. Ha firmato le recenti regie di “Porte chiuse”, da Sartre, “Spettri”, da Ibsen, “Oreste” da Euripide/Bellocchio scritto a quattro mani con Marco Bellocchio. All’interno della stagione #Argot30 con la compagnia Uffici Teatrali ha messo in scena “Sistema Cechov: Tre sorelle | Il Gabbiano”. Tratta da una messa in scena di Francesco Frangipane, una nuova versione del suo “Prima di andar via” è stata girata (e presto sarà in uscita al cinema) da Michele Placido

 

Il Grande capo

Argot Produzioni                         Ass. Cult. La Pirandelliana 

GIANFELICE IMPARATO                ERICA BLANC

IL GRANDE CAPO
di Lars von Trier

traduzione e adattamento di Giorgio Mariuzzo

con  GIADA DESIDERI nel ruolo dell’avvocato
VALERIO SANTORO nel ruolo di Raul

e con
Alessia Innocenti
Claudia Campagnola
Francesco Frangipane

scene Francesco Ghisu
costumi  Emilia Vittoria Russo
luci Franco Ferrari
musiche Germano Mazzocchetti

regia MAURIZIO PANICI

GC-locandinaIl palcoscenico totale, la finzione e la realtà ancora una volta si toccano e sconfinano in questo testo di Lars von Trier, scritto per il teatro da uno dei più grandi registi di questo tempo.

“Il grande capo” è una commedia degli equivoci per attori degni di essere chiamati tali. La veloce rappresentazione, l’immediatezza delle battute, la ferocia dei dialoghi ci regalano una satira divertente e amara sul mondo del lavoro e sulle relazioni che si stabiliscono all’interno di un ambiente chiuso nella cornice di una società come quella di oggi, dove abbondano gli idioti (e non solo…)

Per raccontarci questo “teatro del mondo” Lars von Trier sceglie un insolito luogo di lavoro di oggi, abitato da un gruppo di “creativi” che dopo anni di successi stanno per essere licenziati. Il reale padrone dell’azienda, a loro sconosciuto come tale e presente al lavoro come un dipendente, nel frattempo e a loro insaputa ha intavolato una trattativa per vendere ad un concorrente straniero: per gestire l’operazione senza scoprirsi “scrittura” un attore che impersoni il fantomatico “Grande Capo”.

L’autore procede per contrasti, ci diverte con scene esilaranti e di sfacciata comicità ma anche con note amare che si beffano della nostra continua ricerca di consenso e del bisogno di essere “riconosciuti”, accettati, riveriti dai colleghi di lavoro e dalla società, premiati e ossequienti nei confronti del più forte e sprezzanti verso i subordinati.
Si ride molto di quel disperato bisogno di specchiarsi negli occhi degli altri per trovarvi un briciolo di riconoscimento e una punta di invidia per la nostra personale “felice condizione”. Una storia emblematica del mondo del lavoro e di una società ormai votata esclusivamente al risultato economico, dove tutto è misurato in base ai risultati raggiunti anche a sprezzo dei rapporti umani.

Maurizio Panici

“DIREKTOREN FOR DET HELE” di Lars von Trier presentato in accordo con NORDISKA Aps- Copenhagen

Rassegna Stampa:

TV e Radio:

Giornali Nazionali:

L’appartamento è occupato

In collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2007

PAOLA GASSMAN

in

L’APPARTAMENTO E’ OCCUPATO! (Le Squat)

Di Jean – Marie Chevret
Traduzione di Marzia G. Lea Pacella e Pino Terno

Con Lydia Biondi, Mirella Mazzeranghi,
Andrea Bacc, Elisa Gallucci, Maurizio Tomaciello.

Scene Gianluca Amodio
Costumi Lucia Mariani
Musiche Roberto Fia

Regia Maurizio PANICI

Sinossi

Un appartamento di un quartiere borghese di Parigi viene occupato da una giovane coppia, Samir un algerino e Natasha una lituana senza permesso di soggiorno, con la complicità di Manuel, figlio di Teresa, portiera del palazzo.
appartamento_01Samir e Natasha vivono rintanati in una stanza, dato che l’accordo con Manuel è di poter solo sostare nell’appartamento senza usufruirne. Le proprietarie dell’appartamento, le sorelle Maryvonne e Jeanne Figeac, sono in vacanza e quando tornano a sorpresa e capiscono la situazione, hanno reazioni diverse: Maryvonne vorrebbe mandare via la coppia clandestina con l’aiuto della polizia, mentre Jeanne propone una temporanea coabitazione forzata. Dopo una prima fase di osservazione e incomprensione, con momenti ora teneri ora drammatici, si realizza finalmente prima una reciproca curiosità, poi una affettuosa accettazione.

Note
Un testo ironico, ottimista e tenero, in cui l’evoluzione dei personaggi, la scoperta della capacità di ciascuno di dare e ricevere, l’ humor, l’amore e il dialogo tendono a dimostrare come il razzismo, l’intolleranza e le barriere sociali si possono combattere e superare grazie a una volontà reale di ascoltare e comprendere l’altro.
Un testo sul conflitto generazionale e sulle differenze sociali, con situazioni divertenti, dialoghi moderni e personaggi ben delineati nelle loro caratteristiche sociali e psicologiche, grazie anche a una particolare cura del linguaggio usato: quello pulito e alto della borghesia, quello quotidiano “della strada” degli immigrati.
Due mondi che si scontrano e poi si trovano.

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Prima opera teatrale scritta nel maggio del 2000 da Jean-Marie Chevret Le squat, riceve nel 2001 il premio Moliere come miglior testo comico. Successivamente Le squat viene messa in scena al Teatro Rive Gauche, al Théâtre de la Madeleine e al Théâtre Edouard VII, per la regia di Jean-Pierre Dravel e Olivier Macé. Le squat è stato presentato a Mosca con una versione in russo ed è in lavorazione un adattamento cinematografico.

Il testo ha ricevuto il Premio de la Solidarité et de l’Anti-Racisme attribuito dalle ONG dell’ONU (un premio per la prima volta assegnato a un autore teatrale).

L’ EXPRESS ha definito questo testo “una commedia irresistibile”.

 

Rassegna Stampa:

Ascoltami bene

Liberamente ispirato all’opera di Etty Hillesum

di Emanuela Giordano

con Mascia Musy

regia Emanuela Giordano

racconto sonoro  Eleni Kariandrou e Giovanna Famulari

Lo spettacolo è liberamente ispirato alle lettere e ai diari di Etty Hillesum, giovane olandese nata nel 1914 da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica. Tra il 1941 e il 1942 Etty scrive, ad Amsterdam, un diario quotidiano e continuerà a scrivere anche a Westerbork, campo di  smistamento degli ebrei, dove entra, inizialmente come volontaria, per alleviare i patimenti della sua gente.

L’opera della Hillesum è stata pubblicata in tutti i paesi del mondo.

I suoi scritti ci travolgono per freschezza e autenticità, per i cedimenti e le contraddizioni dichiarate, per il profondo desiderio di spiritualità e di pace, di amore e libertà. Una libertà morale, vitale che non cede neanche davanti alle umiliazioni e ai patimenti, ed infine, al destino certo di morte che Etty affronta in un treno blindato, cantando.

Vera, moderna, cosmopolita, Etty è una visionaria e un’asceta ma, al tempo stesso è una donna attraversata da potenti stimoli erotici, da desideri ed ambizioni. Nel suo tramestio interiore c’è posto per la banalità come per la poesia. Etty affronta i suoi limiti, non si racconta migliore di quello che è, non si gloria delle sua capacità, né del suo sapere. Succhia la vita con energia febbrile, impara ascolta. Decide, infine, che la sua missione sarà quella di testimone del suo tempo, ingiusto e feroce, incomprensibilmente malvagio, ma pur sempre tempo di vita.

Emanuela Giordano tesse una ballata  fortemente ispirata a cui Mascia Musy da  corpo e voce con grande intensità e continue variazioni psicologiche.

Lo spettacolo è stato finalista come miglior monologo ai Premi del Teatro.

Ha vinto il Premio Fondi La Pastora come miglior spettacolo

Di Ascoltami Bene è stata realizzata una versione televisiva andata in onda il giorno della memoria su Rai Due ( Palcoscenico )  e di cui è a disposizione il dvd.

Lo spettacolo ha avuto il patrocinio del Ministero per le Pari Opportunità, l’Ambasciata Reale dei Paesi Bassi, l’Associazione Donne Ebree d’Italia.

Rassegna Stampa:

Un’Anna Frank cresciuta, pericolosamente donna, gioiosamente contraddittoria, spiritualmente morbosa e moralmente matura può introdurre nello scenario dell’olocausto una libertà inaudita di sensi, una gioia quasi tattile, un processo di pulsioni fuori dai canoni di tante tragedie vissute dagli ebrei nei lager tedeschi….E’ questa, con minuzia di tratti facciali, vocali e gestuali, la personalità che Mascia Musy incarna in una prova rigorosa, in un esercizio di grazia civile cui la spinge la partitura di Ascoltami bene,…Nessun compiacimento patetico, nessun dramma feroce, nessun pudore reclusorio. Eppure quest’attrice dotata di spinte interiori forti ci fa sentire il travolgimento della dignità, il bisogno di reagire, e qui il suo sussurro, il suo far appello a piccole abitudini di libri, il suo emozionarsi per figure maschili, la sua cura del corpo, il suo spirito calmo d’osservazione e il suo sempre desto desiderio compongono un quadro di esorcismo, di revanche vitale che a teatro è opera insolita e impagabile di sottrazione.

Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica

 

“Al Parenti Mascia Musy interpreta con emozione la tragica storia della Hillesum”

…Etty Hillesum aveva già trovato sulle nostre scene un’interprete dei suoi diari…. Ora è Mascia Musy a rivestirne l’immagine con profonda penetrazione razionale, ritrovando nei gesti e nelle parole l’itinerario di una ragazza intellettualmente matura che affronta una assurda tragedia con la forza di una gioventù decisa a difendere la normalità delle proprie giornate e la propria cultura, parlandoci delle sue incertezze sentimentali, di una voglia di vivere, dei suoi problemi intimi, decisa a farsi valere. …le sue parole di poesia, meditazione e rifiuto saranno pubblicate con un ritardo di molti decenni. E ci catturano ancora grazie all’emozione con cui Mascia ce le trasmette, come un tramite attuale di una follia che non si spegne.

Franco Quadri – La Repubblica-Milano

Il viso di Mascia Musy. Attenzione a quel volto, a quella cerea calma interiore, a quelle vampe di pentimento ma anche di desiderio, insomma a tutto quel tramestio emozionale che si inscrive, si nasconde e si manifesta in una faccia d’attrice malinconicamente radiosa, candidamente drammatica. Qui, in questa mappa espressiva di una professionista angelicata del dolore, in questo mondo interno/esterno di un teatro che Mascia Musy plasma di sensi non detti, qui c’è molto dei segreti e degli accenti emozionali e dell’etica letteraria e umana di uno strano, raccomandabile spettacolo, “Ascoltami Bene”… E che cos’è che rende unico questo monologo dell’anima, del corpo, della speranza, della paura, dell’immaginazione senza fine? Stando al flusso di coscienza di Mascia Musy, anche chi non ha letto i materiali antologici pubblicati a cominciare da 35 anni dopo la morte dell’autrice scoprirà quale spiritualità e quale erotismo febbrile albergassero in lei, capirà quanta poesia e pragmatismo si dibattessero in eguale misura nella sua testa, apprenderà la portata di stimoli, tenerezze, crisi e recuperi sfavillanti di una persona cui la vita dava e toglieva chances, coraggio, fantasia, voglia di amare… E se le atrocità da lager le sentiamo sommamente ingiuste ma rivelate attraverso una dimensione di armonia superiore, lo dobbiamo, si, alle parole di ieri della Hillesum, ma anche alla natura sublimata e mancina di oggi della Musy.

Rodolfo di Giammarco – La Repubblica-Trovaroma 

…Associando in maniera inconsueta Olocausto e carnalità, coscienza morale e dimensione vitale, cultura e disincanto, e desiderio di giustizia e fame di cibo, e patimenti ed estasi, il viaggio terreno (e diaristico-epistolare) della giovane ebrea olandese Etty Hillesum si discosta dalla letteratura delle persecuzioni razziali e dei lager dando modo a Mascia Musy  di umanizzare  e di rendere sensuale l’angoscia di un’appartenenza (a ebraismo, intellettualità, borghesia) in un monologo fuori dal comune in scena  al Teatro Sala Uno, Ascoltami bene, che per lei Emanuela Giordano ha elaborato e diretto dall’omonima raccolta postuma degli scritti della Hillesum. Alle prese con una materia che ferisce e però stimola, Mascia Musy offre di quella donna (che preferì morire ad Auschwitz anziché assistere la sua gente in un centro di pre-smistamento) un ritratto di delicatezza dura, di gioiosa malinconia, di controverso amore come è raro sentire e vedere. Un fatto di pelle, oltre che di teatro.

Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica-Roma

…. Ora le storie personali, i patimenti, le inquietudini ma anche le gioie esplosive e vitali di Etty Hillesum sono il canovaccio di un flusso di coscienza fuori dal normale, tanti quadri d’esistenza vibrata o sussurrata da Mascia Musy che è una primattrice intensa al servizio di un personaggio pieno di solarità interiore. E davvero ne esce fuori un calvario dolce, un’odissea sofferente ma anche pervasa da una dignità (quasi edonistica, a volte) che è faccenda unica.

Rodolfo di Giammarco – La Repubblica-Roma

 

” Galleria Toledo diario di Musy da Auschwitz ”

…nero e grigio, buio e rapidi squarci di luce, brividi d’emozione; Mascia Musy è in scena alla Galleria Toledo, protagonista di “Ascoltami bene”, territorio dove far vivere un’ansia lieve, un ricordo che si allontana, una vitalità prorompente e sognatrice, delusa e non domata. Per una donna capace di sorridere speranzosa anche quando s’avvicina alla sconfitta di una violenza ineluttabile  e infame come fu quella dei campi di concentramento nazisti. La storia è nota…raccontata dalla brava Mascia Musy con lieve incanto da attrice ma anche profonda partecipazione di giovane donna….ballata o breve poema della memoria, rievocazione e denuncia pacata ma non priva di emozionante durezza nella limpidità del racconto e del dolore per una miseria imposta e subìta. Così fu la tragedia su cui non dovremmo mai smettere di soffermarci. Lunghi applausi alla prima napoletana.

Giulio Baffi – La Repubblica-Napoli

…valori di profonda libertà emergono nello spettacolo “Ascoltami bene”…, interpretato con lucida emotività da Mascia Musy…. Mascia Musy scava nella sua anima di interprete per consegnarci un personaggio vero e limpido, dando straordinaria forza alle parole di Etty Hillesum, facendole vivere e vibrare con intensità in viaggio che è terribile conto alla rovescia di un essere umano che conosce il tempo della sua fine.

Magda Poli – Corriere della Sera

ASCOLTAMI BENE Un emozionante, struggente spettacolo…. Una donna, un cuore pensante, una personalità luminosa che la bravissima Mascia Musy fa vivere con limpida maestria in uno spettacolo da vedere.

Guida al palcoscenico di Magda Poli – Corriere della Sera

 

” Alla Galleria Toledo bella prova di Mascia Musy in Ascoltami bene ”

…E’ spettacolo intenso quanto minimale, il monologo presentato alla Galleria Toledo….Ne è interprete e forza motrice una straordinaria Mascia Musy, che regala ad “Ascoltami bene” tutte le tinte necessarie per raccontare questa storia di ballata tratta dai diari di una giovane ebrea….La protagonista della pièce diretta da Emanuela Giordano è intatti Etty Hillesum….E la forza dei suoi scritti, come del relativo allestimento, salutato da cinque chiamate finali al proscenio, sta proprio nel non aver testimoniato solo il dolore di un’immotivabile tragedia, che appare al contrario diluita in un più ampio contesto generazionale. La Etty della Musy, prima che eroina e martire, è soprattutto una donna, che si annoia traducendo Dostoevskij e che parla dei suoi rapporti con gli uomini, spesso legati al solo atto sessuale. Mangia con voracità il burro che le viene regalato, appunta le frasi più significative che le attraversano la mente e si cala a più riprese in una catartica bacinella di metallo piena di acqua. Solo episodicamente, rompendo la routine, sottolinea i passaggi del suo atroce destino: “Perché siamo capaci- si chiede ad un tratto -di desiderare il dolore l’uno dell’altro?”. Domanda senza risposta, che accompagnerà il suo percorso fino alla letale destinazione di Auschwitz.

Stefano De Stefano – Corriere del Mezzogiorno

E’ una bellissima prova di attrice quella offerta da Mascia Musy con lo spettacolo “Ascoltami bene”…. Mascia Musy, con una adesione ammirevole, si fa carico di prestare corpo, voce, intensità, drammaticità e pathos a una donna che nella follia omicida dell’Europa riesce ad annotare: “Non c’è cura per l’odio”.

Osvaldo Guerrieri – La Stampa

 

” Mascia nell’olocausto conquista il pubblico ”

” Grande apprezzamento per l’interpretazione della Musy che porta in scena il dramma di una ebrea ”

…. L’entusiasmo e la commozione suscitato nel pubblico dei Giardini della Filarmonica assicurano un futuro al monologo “Ascoltami bene”…valorizzato da una Mascia Musy in stato di grazia…La semplicità quasi banale delle prime confessioni…è nobilitata dalla delicata precisione interpretativa di Mascia Musy, capace di mutarsi completamente nel personaggio fino a introiettarne i tic, le asprezze e le nevrosi. Sembra di osservare una persona dal buco della serratura per rubare i momenti privati e solitari in cui ognuno di noi si abbandona al vero se stesso a riparo dal giudizio altrui….la vicenda prende forma sublimando il resoconto di una testimonianza in uno spettacolo arioso e lacerante scritto sul luminoso e parlante corpo della Musy meglio ancora che nel copione….Una prova ardua e magnifica che ha consentito a Mascia Musy di ricorrere alle sue infinite vibrazioni psicologiche in un continuo fluire di immagini evocative ed emozionanti.

Tiberia De Matteis – Il Tempo

….A entrare nelle pieghe di una figura così energica e delicata c’è un’attrice speciale come Mascia Musy, con il suo volto luminoso e spirituale immensamente seducente, quanto capace di sprofondare negli abissi del dolore. Scelta appositamente per restituire il “cuore pensante” di Etty, Mascia Musy sintetizza magistralmente la disperata vitalità della protagonista e le regala la sua immagine di manifesta quanto recondita emotività. Questa mirabile interpretazione di una gamma infinita di tensioni psicologiche è una delle migliori prove sceniche delle ultime stagioni.

Tiberia De Matteis – Il Tempo

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Grand Hotel Italia

progetto per una serie teatrale di Roberto Cavosi.
Testi di Benedetta Fabbri, Cinzia Jannuzzo, Katia Ippaso,
Pierpaolo Palladino, Sergio Pierattini, Antonio Turi.

Coordinamento drammaturgico Roberto Cavosi

Direzione artistica Sergio Fantoni, Maurizio Panici.

Regia D. Haughton. Scena Sergio Tramonti. Costumi Alexia Mori.

Con: Cristina Aubry, Tiziana Bergamaschi, Paolo Passarelli,
Sergio Pierattini, Giancarlo Ratti, Ludovica Tinghi, Paolo Triestino.

PRIMA PUNTATA – ANNI ’40 – IL GREGARIO, di Sergio Pierattini
ANNI ’60 – IL VIZIO OCCULTO, di Pierpaolo Palladino
ANNI ’80 – BOOM, di Cinzia Jannuzzo

SECONDA PUNTATA – ANNI ’90 – RESPIRI, di Katia Ippaso
ANNI ’70 – ALTA FEDELTA’, di Antonio Turi
ANNI ’50 – IL CORVO NON C’E’ PIU’, di Benedetta Fabbri

Debutti o alcuni dei teatri più importanti delle tournées

ROMA, Argot Studio maggio 2001

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La spiaggia

di Luca De Bei
con Maria Paiato
regia Maurizio Panici
Produzione Coop. Argot

“… Mai sentito un monologo così struggente sull’amore filiale come La spiaggia di Luca De Bei al teatro Argot. Mai vista un’attrice altrettanto delicata e persuasiva come Maria Paiato, protagonista imprescindibile. Mai costatato un uguale efficace garbo in una regia di Maurizio Panici e mai avvertito un tale profumo di slanci, una simile grazia di toni e un’identica vena evocatrice in tema di famiglia con genitori scissi e a proposito di uomini non affidabili, non loquaci, non presenti … un’interprete che commuove ed è memorabile ….”

Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica
“…Abituati alla forza del cinema ci pare spesso che l’emozione a teatro sia ormai cosa praticamente sparita. Poi capita di vedere uno spettacolo come questo e si scopre che se lo specifico del teatro, la parola e la recitazione, viene usato nel modo giusto e in maniera alta, c’è molta più forza e coinvolgimento che davanti a qualsiasi schermo”

Paolo Petroni – Corriere della Sera

” La scrittura consapevole e ammaliante di De Bei riesce a immettere la schiettezza quotidiana degli eventi in un clima interiore di poetica verità … un’intera vita scorre davanti agli occhi attenti e spesso commossi del pubblico che si lascia volentieri sedurre dall’impatto emotivo scatenato dall’uso sapiente di una parola che è sempre contenuto …”

Tiberia De Matteis – Il Tempo

” … La voce, il corpo della Paiato sbriciolano emozioni che invadono lo spazio della scena seguendo un montaggio quasi cinematografico. La regia sobria di Maurizio Panici scandisce infatti i diversi quadri della vicenda con giochi di luce e dissolvenze che danno l’idea di un tempo ‘altro’ dove le note di Keith Jarrett risuonano come soffi dell’anima. Irene balla, Irene tace, Irene (si)commuove”

Laura Novelli – Il Giornale

Premio Flaiano 2001 per la migliore interpretazione

Debutti o alcuni dei teatri più importanti delle tournées

ROMA, Argot Studio maggio 2001

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Momento di debolezza

con Valeria Ciangottini – Renato Campese – Daniela D’Angelo
di Donald Churchill

Regia
Maurizio Panici
Scene e costumi

Claudia Cosenza
Le musiche sono dello spettacolo sono di Simon & Garfunkel

Un’ironia che non lascia tregua segna “Momento di debolezza”, la storia di una coppia, che si è lasciata da anni, con molti nodi in sospeso, che rincontrandosi forzatamente, non festeggia l’occasione.
I due ex-coniugi, pronti a nuove esperienze matrimoniali, devono vedersi per mettere in vendita la casa di campagna ancora in comune. Nella divisione dei mobili, s’intrecciano ricordi, rabbie, tradimenti e dispetti, in una sarabanda irresistibile.

Più che frecciate si tirano delle bombe a mano, con bordate tese a rimuovere qualsiasi possibilità di un sereno dialogo. L’intervento della figlia complica ancor più le cose tra un matrimonio che si dovrebbe fare, un bambino che nasce all’improvviso…..tutto porta verso un finale imprevedibile, dove ancora una volta si rovescia la storia.

Debutti o alcuni dei teatri più importanti delle tournées

TORINO, Teatro Erba marzo 2002
ROMA, Teatro Ghione aprile 2002

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