L’ELOGIO DELLA FOLLIA

di e con Aleksandros Memetaj

regia Tiziano Panici

coreografie a cura di Yoris Petrillo

interpreti/performers: Memetaj – Petrillo – Panici

Sound Designer Giovanni Di Giandomenico

Set Designer Katia Titolo

“È il suo giorno, la sua festa quindi è giusto lasciarsi andare, tanto alla fine non si ricorderà più niente nessuno.”

Il nostro presente è alienazione, è paura, è ipnosi di massa, è “Egretos Hypnos” ovvero “sonno profondo”, una delle anime 9 anime di Follia. Su questo terreno si muove la Dea Follia, nel tentativo di ridestare nell’uomo la saggezza sopita, protagonista assoluta di questo ‘encomio’. Solo lei può infatti tessere le sue lodi. La Follia inizia così a dimostrare logicamente l’importanza che il suo ruolo riveste nella vita dei mortali e nella società, soprattutto quella contemporanea.
Il seguito dell’omonimo saggio scritto da Erasmo da Rotterdam nel 1509, viene immaginato dall’autore Aleksandros Memetaj e del regista Tiziano Panici (anche interpreti e performers) a partire da una suggestione: nella più famosa delle opere di William Shakespeare -Amleto- ambientata negli stessi anni dell’uscita del saggio, sembrano esserci molte tracce dell’influenza umanistica del filosofo fiammingo. Il principe Amleto finge d’impazzire per poter vendicare la morte di suo padre e -in una delle scene più note- simula la sua pazzia di fronte al consigliere del Re , Polonio, anche padre di Ofelia. Celebre è la frase che ripete all’incredulo uomo della corte mentre legge ad alta voce le pagine di un libro: ‘Parole – Parole – Parole’
“Elogio della Follia” si propone di essere un progetto multidisciplinare a più ‘voci’, una polifonia voci e corpi in grado di innescare un profondo rapporto tra parole e musica e tra gesto e parola.

Centrale è il lavoro di ricerca drammaturgica e sonora sviluppata grazie alle musiche e al progetto di sound design composte da Giovanni di Giandomenico, che incrociano atmosfere classiche con ipnotiche sequenze elettroniche. In questo impianto sonoro si inseriscono le note coreografiche del danzatore e autore Yoris Petrillo che restituisce l’inquietudine dell’uomo contemporaneo attraverso immagini replicate che si alternano ritmicamente in un crescendo delirante che fa eco al celebre Boléro di Ravel. Il quadro verrà completato dal set design e dai costumi disegnati dalla scenografa e pittrice Katia Titolo che rievocheranno le opere della tradizione fiamminga del XVI secolo, la quale trova la sua massima espressione nei quadri esoterici del maestro Hyeronimus Bosch, ma riadattate in uno scenario contemporaneo e distopico.

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!»
(das schwerste Gewicht – il fardello più pesante)