Zio Ivan

da Čechov

adattamento e regia Alice Spisa

con (in o.a.) Nicola Andretta, Amerigo Fontani, Aliosha Massine, Maria Chiara C. Pederzini, Marco Quaglia, Stefano Scialanga, Alice Spisa, Giulia Trippetta 

scene e costumi Daniele Spisa

aiuto regia Aliosha Massine

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con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”

                              

Abbiamo sempre più paura di perdere quel poco che abbiamo. Forse perché quello che abbiamo è sempre meno, e ci appare sempre più insoddisfacente. La posizione sociale conquistata negli anni, la nostra persona pubblica accettata e immutabile, il nostro piccolo angolo di giardino coltivato con fatica, sudore e sacrificio. Così continuiamo a narrare noi stessi, nevroticamente, simili a dischi rotti, cercando uno spazio nel mondo che permetta di dire ‘noi esistiamo’.

Siamo nel Nord Italia, in una grande azienda produttrice di vini ora trasformata in agriturismo. La vita operosa dei suoi abitanti è stata messa a soqquadro dal ritorno di Vittorio, luminare delle arti ed ex star del piccolo schermo, ed Elena, la sua enigmatica seconda moglie. Gli equilibri interni, costruiti a fatica nel corso di anni, vengono sconvolti, e i non detti prendono corpo fino ad esplodere.

Zio Ivan esplora un mondo sempre più tragicamente improntato all’individualismo, in un paese accecato dagli idoli.

Eppure, sopravvive in noi una flebile speranza che ci deriva, se siamo fortunati, da un’eredità morale, la nostra casa d’infanzia. Qualcosa di buono e intimo, antico; e così, forse, salvare un singolo uomo può voler dire aver salvato l’umanità intera.