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Associazione Teatrale Pistoiese     Argot Produzioni     Teatro dei due mari


PAMELA VILLORESI                                     DAVID SEBASTI


ATRIDI

di Michele Di Martino
dall’Orestea di Eschilo

impianto scenico di Arnaldo Pomodoro
realizzata da Giorgio Gori
costumi di Dialmo Ferrari
musiche di Stefano Saletti

regia di MAURIZIO PANICI



Personaggi e interpreti

Clitennestra: Pamela Villoresi
Don Pino: David Sebasti
Mons. Mario: Renato Campese
Elettra: Silvia Budri Da Maren
Oreste: Andrea Bacci
Cassandra/Ifigenia: Elena Sbardella
Agamennone: Maurizio Panici



Orestea Atridi nasce dall’esigenza forte di rileggere il mito di Oreste calandolo in una realtà che appartenga al nostro presente. La domanda era: quale codice barbarico è ancora vivo oggi? Quale codice affonda le sue radici lontano nel tempo, ma continua a conservare una sua validità nelle pieghe, o meglio nelle piaghe, di questa società? Ci è parso che la cultura e il codice mafioso potessero sostenere opportunamente la nostra idea di contestualizzazione. La saga degli Atridi diventa la storia di una famiglia di potere e di mafia, abituata a risolvere i conflitti con l’uso sbrigativo di una giustizia privata che si scontra inevitabilmente con la società civile. Ma Orestea è anche il viaggio di Oreste alla conquista della propria maturità di uomo, un percorso che corre parallelo al cammino della società civile verso la democrazia, verso l’abbandono della barbarie e la conquista della norma, del diritto.

Maurizio Panici



ESTRATTI STAMPA usciti in occasione del Festival d’Autunno ‘98 Teatro Olimpico di Vicenza

Atridi una tragedia di mafia

(…) I temi evocati nella riscrittura di Di Martino, che utilizza un denso e potente linguaggio rischiarato spesso dall’uso dei vocaboli dialettali, squarci di terragna verità, non si discostano da quelli dell’Orestea. (…) Di Eschilo, nell’interessante opera di Di Martino, rimangono, rivivificate, la spinta etica verso la ricerca della giustizia e la visione sociale della vita. (…)

Uno spettacolo lodevole per impegno civile che Maurizio Panici, attore e regista, dirige con rigore e che vive delle intense, partecipate e convincenti prove di Pamela Villoresi (…)

Magda Poli - Corriere della Sera, 30/09/98

 

Agamennone il Boss
Lo scontro Stato – mafia nella Grecia Classica

(…) Non vi è dunque nessuna forzatura nel trasporre qui e ora lo schema narrativo dell’Orestea. Lo ha fatto un giovane autore siciliano, Michele Di Martino, con “Atridi”, presentato al festival del teatro classico di Vicenza, dove la Grecia antica coi suoi eroi è sostituita dalla Sicilia d’oggi.
In più ha suggerito un tema di riflessione interessante. Nell’Orestea si scontrano due morali e perfino due antropologie: quella antica del “ghenos”, dei legami tribali di sangue e quella nuova della “polis”, del diritto scritto e impersonale. Per Di Martino si può accostare la prima al modo di pensare omertoso e familista della mafia, il secondo alla legalità dello Stato. (…)
L’esito costituisce una materia teatrale forte, grazie anche ad un ottimo lavoro degli attori. Colpisce la Clitemnestra di Pamela Villoresi: gran signora cafona platealmente falsa, donna dominatrice fredda dentro e piena di sentimentalismo fuori, con scatti melodrammatici d’orgoglio. Alighiero le fa il controcanto con il ritratto perfettamente sgradevole di un mafioso medio che per caso indossa le vesti di un prete. Di fronte a lui la figura visionaria e meschina assieme di Antonio Latella, un Dono Chisciotte che crede nella giustizia e alla religione e vince perdendo. Blas Roca Rey fa un Oreste nervoso e fragile. Amanda Sandrelli ha una semplice intensità nella sua piccola testimonianza di orrori. In scena compare anche brevemente con buona arroganza il regista Maurizio Panici nella parte di Agamennone. (…)

Ugo Volli – la Repubblica, 15/09/08

 

Un Orestea “mafiosa”

Rivisitare i classici come uomini del nostro tempo con il desiderio di confrontarsi con immutata fatica del vivere dell’uomo”.
La tesi non è nuova, tuttavia assai di rado è accaduta di vederla realizzata, almeno nel nostro paese, senza incrinare la particolare suggestione che accompagna i testi pervenuti dai grandi del passato. L’evento, piuttosto raro, si è verificato con la rilettura dell’Orestea di Eschilo, intitolata “Atridi” fatta dal drammaturgo Michele Di Martino, sotto la regia di Maurizio Panici. (…)
Come è risaputo, nella vicenda narrata da Eschilo, si racconta in termini scanditi sul filo della cadenza tragica, ritualmente ingrandita dal commento sempre puntuale e tempestivo del coro, del ritorno di Agamennone a Troia, che nonostante il suo ruolo di vincitore destinato al trionfo, viene ucciso dalla moglie Clitemnestra, invaghita di Egisto, sospinto dal demone del potere. Il piano degli amanti ormai sicuri di aver realizzato il loro disegno omicida, viene però mandato all’aria dall’intervento di Oreste, spalleggiato dalla sorella Elettra. (…) Nell’operazione di Michele di Martino, la tragedia antica viene calata non senza bravura nella temperie mafiosa d’oggigiorno.

G.A. Cibotto - Il Gazzettino, 13/09/98

                                                                                                                                           

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