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  Recensioni

MI LASCIO

Le separazioni minimal di Giovanna

Lo spettacolo di Panici, con una Mori brava e surreale

Mi lascio è uno strano spettacolo, di quelli che sopravvivono malgrado tutto. E' l'ultimo prima della separazione d'una coppia comica femminile che fu una delle più interessanti nel panorama teatrale italiano degli anni Novanta [...] Mi lascio, proposto all'Argot di Roma con regia di Maurizio Panici, si rivela un bel testo, adatto anche alla dimensione della prova solista. La trama è quasi evanescente, pensieri di una donna che vuole lasciare un uomo, ma pensieri surreali, talmente minimalisti da diventare grandi paesaggi critici sulla nostra way of life in cui facciamo la guerra mentre collezioniamo i punti del supermercato. Ollio è diventato donna, è solo e politicamente impegnato.

(Marcantonio Lucidi, Avvenimenti 18-24 novembre 2005)

Il "vuoto della solitudine" tra la gente

[...]  Ottima scuola, ottimo lavoro di scavo, di rimandi, di dissolvenze: Giovanna Mori è tenera, spaesata, surreale, umoristica, comica, amara, crudele. E' umana, in un gioco che - si vede - l'appassiona, la rende partecipe. Di accorta misura la regia di Maurizio Panici. 

(Palcoscenico, Tonino Scaroni, 11/11/2005)

La voce dei sacchetti di plastica

[...]  Si tratta di un fenomenale delirio fantastico, in cui sferzate di crudele ironia si alternano a momenti di irresistibile e grottesca comicità: al centro le riflessioni innocenti e profonde di una donna sull'orlo di una crisi di nervi. [...] un gioco ben riuscito che non si vergogna della sua leggerezza e ribalta con disinvoltura luoghi comuni e luoghi della scena. [...] un corpo inquieto che scopre con candore che "la gioia va strappata ai giorni futuri".

(La discussione, Valerio Iacobini, 5 novembre 2005)

Mi lascio all'Argot

[...] uno spettacolo sospeso tra logica e pensiero astratto. Persone dai sentimenti semplici, che inoltrandosi in un cammino difficile, si trasformano, e si scontrano nel quotidiano con altri esseri umani senza nome, ognuno con il proprio fardello, anche la protagonista non ha nome, è il simbolo della donna divisa tra dovere e intime aspirazioni, una di quelle donne che si incontrano ogni giorno per strada, e spesso non ci si accorge che esistono, perché schive e frettolose, donne che lentamente si spengono, dimentiche di se stesse, fino a quando - improvvisamente - qualcosa cambia. [...]  Un testo che esprime la durezza della vita, reso tenero e umoristico da Giovanna Mori, il cui virtuosismo dialettico segna il passo, sognante e fragile, gioca abilmente con la metafora, sebbene i voli pindarici allontanano talvolta dal fulcro dell'assunto

(Loredana Suma, Il granchio, novembre 2005)

Come fare tutto da sola, all'Argot

Lei è, diremmo oggi, "esaurita". Nel significato più incantevole del termine, che oscilla tra la follia e la dolcezza, tra l'innocenza e la spontaneità. [...]  Maurizio Panici dirige la pièce lasciando alla protagonista tutto lo spazio di cui ha bisogno per raccontare la storia di una donna sola, con un marito assente e amoroso, 55 figlie e tre pesci rossi, un sacchetto di plastica in mano proprio come tutti noi, alla ricerca di un luogo dove andare e di un innamoramento leale.

(Paola Polidoro, Il Messaggero, 5 novembre 2005)

L'arte di lasciarsi tra comicità e poesia

[...] c'è il profumo di Opera Comique quell'arrampicarsi fino alle vette dell'assurdo, quel pedalare fra catene di libere associazioni, quella miscela di parole e musiche, in questa nuova versione di Mi lascio che Giovanna Mori presenta in solitaria perfomance con l'attenta regia di Maurizio Panici. Impermeabile e parrucca clownesca in un'arena disegnata da un firmamento di piccole lampadine ci racconta le sue gioie e le sue pene d'amore, quel lasciare ed essere lasciati che fa parte della vita sentimentale di tutti.

(Nico Garrone, La Repubblica, 4 novembre 2005)

Mi lascio

[...] Arriva in scena a piedi scalzi, una strana parrucca bionda in testa, un informe cappotto dal colore indefinibile e i bottoni di ferro e….un sacchetto di plastica. Lei è la protagonista, ma è anche una folla di altri personaggi che a sorpresa saltano fuori dal cappello a cilindro di una irrefrenabile fantasia. E raccontano una storia. Breve, buffa, tragica, commovente. [...]

Un lungo monologo e una grande prova d’attrice. Giovanna Mori – artista poliedrica e talentuosa, di formazione ed esperienza internazionale - è straordinaria nel regalare al pubblico una serata di assoluta poesia. Tenera, buffa, commovente, in fondo amara, la Mori strappa sorrisi e lacrime, in un rapporto di assoluta empatia con il suo pubblico, che alla fine le regala applausi lunghissimi e più che sentiti. La maschera quasi clownesca che indossa le consente di passare con disinvoltura e in continuazione da un registro all’altro, da un personaggio all’altro, in una giostra irresistibile, dal dinamismo mozzafiato. [...]

(E-professione spettacolo, Gloria Bondi, 28/10/2005)

 

 

 

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