PAMELA
VILLORESI
DAVID
SEBASTI
APPUNTAMENTO A LONDRA
di Mario Vargas Llosa
traduzione Ernesto Franco
scene Francesco Ghisu
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona
musiche Germano Mazzocchetti
regia MAURIZIO PANICI
“Appuntamento a Londra” è
una novità assoluta per il teatro, scritta da Mario Vargas Llosa – uno
dei più apprezzati scrittori di fama mondiale – che anche in questo
testo propone alcune delle suggestioni a lui più care.
La storia che racconta è una acuta e profonda riflessione sul tema
dell’identità e sulla vita segreta delle persone.
Lo spettacolo è anche un’indagine sui valori dell’amicizia e dei
sentimenti, su quel sottile filo che ci lega come esseri umani, come
attrazione profonda dell’uomo per l’altro da sé.
Due amici d’infanzia e gioventù, entrambi peruviani, si ritrovano a
Londra dopo molti anni durante i quali non avevano avuto più contatti.
Nel loro incontro rivivono il passato, mescolando bei ricordi con
brutte storie che credevano oramai sotterrate o delle quali, forse,
ignoravano l’esistenza.
Un teatro fortemente ispirato dalla letteratura in uno scambio fertile
tra i diversi linguaggi espressivi.
Il cast attoriale dello spettacolo vede ancora una volta la presenza di
un’attrice protagonista indiscussa del teatro italiano, Pamela Villoresi
insieme a David Sebasti.
Note di regia
Un
uomo, realizzato, pienamente occupato, apparentemente felice, in una
pausa tra un viaggio e una riunione di lavoro, viene sopraffatto da una
inquietudine che mette in moto un viaggio soggettivo e interiore,
fortemente onirico che lo pone di fronte a se stesso, alle sue fantasie
più segrete, a un gioco di specchi e rifrazioni nel quale stenta a ri/trovarsi.
Le proiezioni fantastiche che affiorano dal profondo del suo essere,
prepotenti e inarrestabili, attivano e generano un “altro” da sé,
attrattivo e repulsivo, fortemente seduttivo.
L’incontro pone l’uomo di fronte alla sua possibile altra identità: come
un giano bifronte egli si specchia, “la sua vita segreta” esplode in una
serie di variazioni possibili, tutte vengono esplorate, ri/vissute o ri/create.
Lungo tutto il tempo dello spettacolo le “identità” si rincorrono, si
fronteggiano fino a una soluzione possibile, sempre e comunque aperta.
L’identità: è questo il tema centrale del testo.
E quel complesso di pulsioni/emozioni sogni e comportamenti che formano
nel corso della nostra vita quella che chiamiamo “personalità”, nel
protagonista dello spettacolo trovano la più aperta delle
rappresentazioni; le possibili vie, le diverse possibilità sono percorse
con ansia e desiderio fino a una conclusione non banale, affascinante,
temuta, desiderata.
T. S.
Eliot nei “Quattro quartetti” scrive:
“… ciò che poteva essere e ciò che è stato
tendono a un solo fine che è sempre presente.
Passi echeggiano nella memoria
lungo il corridoio che non prendemmo
verso la porta che non aprimmo mai
sul giardino delle rose
…”.
È in
questo crinale, in questa zona di confine, che i protagonisti si muovono
continuamente, in bilico tra un mondo reale e uno immaginario
altrettanto concreto e vissuto con la stessa intensità della vita vera.
Il testo di Vargas Llosa è un enigma, uno scandagliare la parte più
profonda e nascosta di ogni essere umano: come egli stesso afferma “un
argomento che mi ha sempre appassionato …la finzione e la vita, il ruolo
che quella gioca in questa, la maniera con cui l’una e l’altra si
alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni
destino individuale … e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per
rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente:
quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma
solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione”.
Il nostro spettacolo è un gioco teatrale che si avvale anche di
linguaggi complessi, immagini proiettate e percepite come fantasmi, che
aiutano a rivelare scomode verità sepolte nel profondo del protagonista.
La scena è uno spazio concreto che continuamente apre a una serie di
altre possibili visioni, creando così nello spettatore una vertigine,
aiutandolo a rompere una visuale del quotidiano verso un altrove
possibile, verso un mondo diverso da quello reale.
Le musiche originali sostengono questo progetto evocando altri mondi
possibili, nostalgie e luoghi perduti, un giardino della memoria che mai
risulta essere consolatorio.
La macchina teatrale asseconda e sostiene gli attori impegnati in questo
difficile percorso al fine di aiutarli a creare e ri/creare
continuamente quella complessità che risponde al nome di identità.
Maurizio Panici |