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ESTRATTI STAMPA
 

 

 

IL CUSTODE DELL'ACQUA

In Terra Santa tra spie, scienziati e francescani

"Chi l'avrebbe detto che alla Festa del Teatro a San Miniato, LIX edizione, roccaforte del teatro spirituale, avremmo visto e udito scenari di Terra Santa popolata da servizi segreti israeliani, militanti palestinesi, francescani strateghi o scienziati, e ambigui finanzieri, e giovani pacifisti? E' quello che è successo con "Il custode dell'acqua", tratto da un documentato, profetico e avventuroso romanzo omonimo di Franco Scaglia, che più che al genere della spy story appartiene alla dimensione d'una letteratura affine al "Nome della rosa", con intrecci, indizi e colpi di scena alla Le carré e alla Simenon, e con l'intuito di concentrare su Gerusalemme e sulla figura reale del ruvido Padre Michele (ribattezzato Padre Matteo). Un puzzle a base di misteri riguardanti tre religioni coinvolte in un inestricabile, attualissimo gioco delle parti. Insomma a San Miniato [...] si può far largo e può avere senso (in assenza di una drammaturgia d'autore che ripensi la problematica mistica) un conflitto mondano di fedi, un dedurre ad esempio che in Medio Oriente al XX secolo del petrolio potrebbe succedere un XXI secolo dell'acqua. Con la scomodità della consapevolezza che nessuno dei portavoce delle varie estrazioni religiose ha tutta la ragione dalla sua, esprime una verità assoluta, rivela ogni cosa che sa. Ed è così sfuggente il panorama frammentario (ri)costruito con mille sfumature sulla pagina da Scaglia, un materiale per l'occasione adattato alla scena da Sergio Pierattini e Marzia G. Lea Pacella, che giusta risulta la chiave degli alterni paesaggi concepita dal regista Maurizio Panici, un continuo sovrapporsi e contrapporsi di sfaccettati fondali digitali mostranti di volta in volta porte, strade e interni delle varie comunità o nicchie idealistiche.

(Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica, 5 settembre 2005)

Bravo Donadoni, il frate-spia pensato da Scaglia

[...] Il custode dell'acqua è un'opera di ampie dimensioni che non sempre il teatro riesce a decodificare con la necessaria scaltrezza, indispensabile in operazioni del genere. E qui veniamo al nodo quasi indissolubile su cui riposa il limite, come la grandezza, del palcoscenico che non si propone, come fa il cinema, di illustrare la situazione narrativa collocando l'uomo nel contesto del paesaggio, o dello sfondo che gli compete. Per questo nello spettacolo guidato con mano maestra da Maurizio Panici che illumina da cima a fondo il testo sorreggendolo nei continui andirivieni tra passato e presente grazie alla tecnica sofisticata delle proiezioni digitali e della luci di taglio, finisce qua e là per fare difetto proprio l'afflato mistico che pervade il testo e ne determina il fascino. Fatta salva l'ottima prova di un cast di rara intelligenza scenica dove, accanto al doloroso umanissimo Carlo Simoni, Maurizio Donadoni commuove e persuade con l'autorità dell'autentico protagonista.

(Enrico Groppali, Il Giornale, 7 agosto 2005)

Il thriller religioso in scena funziona

L'alchimia del teatro, talvolta compie miracoli. Prendi un testo ambientato nella Gerusalemme dei giorni nostri, tra bombe e attentati, mettici la storia di un frate francescano archeologo che resta invischiato in traffici loschi, qualche morte sospetta, una coppia mista arabo-israeliana che vuole convolare a nozze contro ogni convezione, soldati disertori per amore, e per finire libri, manoscritti, antiche pergamene che nascondono segreti immensi. Sulla carta, Il custode dell'acqua porta con sé tanta retorica quanto una bella fiaba per bambini. Eppure, mescolati tutti gli elementi drammaturgici, aggiunta la bella scenografia curata da Daniele Spisa - che fa dialogare la vera piazza del paese con una struttura agile semovente, pronta a diventare Porta Santa, biblioteca o convento - lo spettacolo non solo regge ma trova un suo ritmo avvincente e godibile. Cinquantanovesima produzione della Fondazione Istituto dramma popolare di San Miniato, Il custode dell'acqua ha visto la luce grazie all'adattamento che Sergio Pierattini e Marzia G. Lea Pacella hanno operato del romanzo di Franco Scaglia, Premio SuperCampiello 2002. [...] spettacolo appetibile anche a quanti non abbiano grandi dimestichezza con gli "affari spirituali": quella di addentrarsi nel thriller religioso, unendo un po' di avventura e un pizzico di esoterismo. [...]
Sulla scena troviamo un ottimo Maurizio Donadoni nelle vesti del protagonista, Padre Matteo. Tra gli altri, lo 'sceicco' di Sergio Basile non manca di tenergli testa. E la regia di Maurizio Panici segue il crescendo della tensione con diligenza e qualche bel guizzo. Colpo di scena finale, siglato da applausi convinti.

(Valentina Grazzini, l'Unità, 23 luglio 2005)

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