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ESTRATTI STAMPA  

UN GRANDE GRIDO D'AMORE


Villoresi e Longhi, che risate

Spaccato autentico ed esilarante di quello che può accedere nella fase preparatoria di un debutto scenico, la commedia "Un grande grido d'amore" di Josiane Balasko [...] La versione italiana allestita al Teatro Manzoni da Maurizio Panici impegna una spumeggiante e grintosissima Pamela Villoresi, nei panni di una primadonna vogliosa di tornare alla sua professione dopo un periodo di sbandamento e di alcolismo, affiancata da un ottimo Pietro Longhi in grado di restituire i tipici atteggiamenti del primo attore in bilico fra narcisismo, frainteso orgoglio maschile e frustrazione. [...] Le battute da recitare si mescolano alla violenta conversazione con cui gli amanti si rimbeccano davanti all'attonito regista, incarnato magistralmente da Stefano Antonucci, che non coglie mai il senso di quello che accade e tenta di moderare i toni per salvaguardare l'esito dello spettacolo. Vibrante e di rara eleganza, oltre che credibile nel ruolo dell'agente senza scrupoli tutta tesa alla finalità di arrivare al traguardo della prima rappresentazione con un congruo rientro d'immagine, risulta anche Gabriella Silvestri. [...] E il pubblico non ha un attimo di tregua, passa da una risata all'altra, scoprendo gli altarini di un mondo poco conosciuto e affascinante come quello del teatro.

(Tiberia De Matteis, Il Tempo 4 dicembre 2005)

Amore-odio: le prove di una coppia d'attori

[...] La vicenda comincia a rivelarsi come un gioco di scatole cinesi e se lo spettatore si diverte, egualmente accade agli interpreti, a cominciare dalla coppia dei protagonisti impersonata da Pamela Villoresi e Pietro Longhi, che devono rappresentare due attori che si fanno i dispetti in scena [...] una commedia classica, ben costruita, [che] finisce per coinvolgere specie chi ama il teatro e lo vede messo a nudo; seguendo l'ironia e bravura degli attori nel non essere bravi nel modo giusto, grazie anche alla regia di Maurizio Panici, che punta sul ritmo e la misura.

(Paolo Petroni, Corriere della sera 16 dicembre 2005)

Così l'attore ritrova il "tempo perduto"

[...] lo sguardo [...] rivolto sia ai sentimenti sia al teatro [...] permette a Panici di confezionare uno spettacolo nel complesso godibile, dove la Villoresi (Gigi) - brillante e ironica al punto da confermarsi attrice di raro eclettismo - assurge al rango di una primadonna senza la quale l'ingranaggio scricchiolerebbe. [...] Gigi riempie la scena di una femminilità senza tempo [...] alla sua morbida irruenza fa da contrasto la spigolosa boria di Hugo/Longhi: tipico "esemplare" di maschio risoluto ma infantile che poco a poco cede al ritrovato amore e - complici il paziente regista interpretato da Stefano Antonucci e la scaltra agente affidata a Gabriella Silvestri - fa pace in un colpo solo con il teatro e con il suo cuore. Siamo dunque alle prese con una riflessione sul "tempo perduto" e sulla forza delle passioni che intende fare anche luce su aspetti emblematici della professione teatrale, rispolverando la metafora della scena quale "specchio della realtà" e - soprattutto - rimarcando (se mai ce ne dimenticassimo) la natura estremamente vulnerabile degli attori.

(Laura Novelli, Il Giornale, 24 dicembre 2005)


Ira e tenerezza, i volti dell'amore salgono sul palcoscenico a Roma

[...] Ilarità, comicità, battute e dinamismo scenico, non senza qualche nota di nostalgia qua e là, rendono lo spettacolo leggero e piacevole fino alla fine, senza rallentamenti né cadute di ritmo.

(Agnese Ananasso, Milano Finanza, 28 dicembre 2005)

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