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Estratti di Stampa "Medea"

leggi il commento di Rodolfo di Giammarco per Repubblica


La Villoresi al Teatro Greco di Tindari

(…) Un successo che il Teatro dei Due Mari ri-propone nel decennale della sua nascita, dopo averla presentata sette anni fa a Taormina la stessa Pamela Villoresi nei panni della protagonista, in grado di incarnarsi in una belva feroce, a metà tra una Scilla e una leonessa.
E per quanto mostri gli artigli da lupa, la sua, è una Medea molto glamour, per via dei suoi capelli corti, per quel vestito rosso da sera (…) che incede ondeggiando a piedi nudi sulla scena di Michele Ciacciofera (cui si devono pure i disegni dei costumi realizzati da Lucia Mariani), simile a due mini-cavee terrose, una di fronte all’altra, con un tappeto ovoidale nero al centro delle due strutture. Qualcosa di somigliante a una prigione, quella di Corinto, in cui s’è cacciata questa terribile donna, esule e maga, che dopo aver aiutato il suo Giasone (David Sebasti) a conquistare il vello d’oro e avergli dato due foglietti, è stata da costui abbandonata, le è stata preferita la figlia del re Creonte, Creusa.
(…) Si fa apprezzare la sapiente regia di Panici, pure nel ruolo di Egeo, re d’Atene, con abito bianco(…) gli interventi cristallini della nutrice Silvia Budri da Maren e del messaggero Andrea Bacci.
Applausi calorosi e repliche sino al 5 giugno, a giorni alterni con l’Orestea.


Giornale di Sicilia, 25 maggio - Gigi Giacobbe



La Villoresi al Teatro Greco di Tindari

Un personaggio d'inquietante attualità ben modulato da Pamela Villoresi

La Medea di Euripide è una delle tragedie greche più amate e più frequentemente rappresentate, perché è uno dei drammi più teatrali, più attuali, più inquietanti della letteratura universale. E questo perché è un'opera ricchissima di problematiche sociali, etiche e psicologiche, dove gli scontri frontali fra la donna e il suo sposo, ovvero fra la maga della Colchide e il capo degli Argonauti Giasone, hanno una inimmaginabile ambivalenza, dal momento che le ragioni dell'una e quelle dell'altro fanno pendere la bilancia della giustizia ora da una parte ora dall'altra.
I due erano giunti a Corinto profughi dalla Tessaglia, coi loro due bambini. Ma qui Giasone, dimenticando i doveri di marito e di padre, aveva deciso di convolare a nuove nozze con Glauce, figlia di Creonte, re della città greca. È questa la scintilla che scatena prima gli sfoghi, poi le ire, poi la rabbia violenta e vendicatrice della straniera, che accusa, inveisce, minaccia e maledice, aprendo l'animo a una puntuale disamina della condizione della donna; della donna nella molteplicità dei suoi ruoli: essere umano soggetto ai pregiudizi, moglie subordinata al marito, madre condannata alle sofferenze del parto, ospite rifiutata di una terra straniera che le è ostile, compagna tradita e offesa da chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla.
La smisurata grandezza di questo universale capolavoro e il suo impatto continuo e coinvolgente nell'animo degli spettatori poggiano proprio qui: nella inusuale attualità delle motivazioni di quel conflitto in una civiltà, come quella odierna, in cui il relativismo e la globalizzazione mettono in discussione tutto, ma trascinano anche le madri più fragili, insicure e carenti di equilibrio interiore a uccidere con lucida follia, come Medea, i propri figli.
Tradotta in uno stile moderno ed efficace, la Medea messa in scena a Tindari dal "Teatro dei due mari", per la regia di Maurizio Panici, convince, appassiona e si fa spesso applaudire. Non mancano tagli, riduzioni e gratuite incongruenze (i costumi, per esempio), però tutti gli interpreti infondono al personaggio che ciascuno fa rivivere vigore, misura, dignità e dimensione drammatica, a seconda delle situazioni e delle funzioni della vicenda. Pamela Villoresi domina la scena dall'inizio alla fine esternando con opportune modulazioni vocali – dall'urlo straziante di belva ferita al pianto, all'invocazione, alla preghiera, allo scongiuro, all'imprecazione, all'anatema – ora le sue convinzioni testarde, ora la sua irragionevolezza raziocinante, ora la gamma variegata dei suoi sogni infranti o delle sue emozioni esagitate. La schiera degli altri attori, in primo luogo David Sebasti, nelle vesti di Giasone, ha recitato con la chiarezza, l'ordine, il fervore, le differenziazioni psicologiche in virtù delle quali i significati di una tragedia come questa vengono interamente disvelati e ricomposti in vive espressioni di umanità.
Renato Campese (Creonte), Silvia Budri Da Maren (la Nutrice), Andrea Bacci (il Messaggero) ed Elena Sbardella (la Corifea) hanno raggiunto, senza artifici, senza perdere il senso reale del mito, ma con intelligente ponderatezza, quegli effetti che il pubblico solitamente si aspetta da questo genere di spettacoli.


Gazzetta del Sud , 26 maggio, Salvatore Di Fazio



Pamela Villoresi

Medea palpitante

Le ferite interiori di una donna tradita, che reagisce al dolore con il più atroce degli assassini. Nel ruolo di Medea, Pamela Villoresi si distacca dall’interpretazione stereotipata del matricidio per trasmettere la dolorosa discesa agli inferi di un personaggio ricco di sfumature. Nello scenario di Tindari, per il Teatro dei Due Mari, la regia di Maurizio Panici, “Medea” di Euripide rivive in una messinscena palpitante. David Sebasti (Giasone) e un cast efficace affiancano l’ispirata Villoresi, mentre i costumi di Lucia Mariani (su disegno del pittore Michele Ciacciofera) danno un tocco di contemporaneità a un dramma che non smette di inquietare.


la Repubblica, 26 Maggio, Marco Oliveri



 

 

 

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