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Recensioni Oltre il mistero dell’Angelo Azzurro
Pamela Villoresi è attrice sul serio,
una di quelle che conosce il mestiere e, pur facendolo da tanti anni, lo
alimenta senza sosta, ne accresce le prerogative, gli offre vie nuove.
Non stupisce di trovarla nei panni della Dietrich sul palcoscenico del
Quirino di Roma, protagonista della “novità” di Giuseppe Manfridi
Marlene, che ritrae la diva tedesca nell’ultimo periodo della sua
avventurosa esistenza. Il drammaturgo, coglie il tramonto, segnato di
luci e d’ombre, di un mito del Novecento. Che per lo più non si
agguanta. Ma basta ritenerlo almeno accostabile per gustare lo
spettacolo con la regia di Maurizio Panici. Il Messaggero – Rita Sala. - 9 maggio 2009
Al Quirino la “Marlene” di Pamela Villoresi
L’attore è sempre un bel soggetto per un
drammaturgo: è un personaggio bell’e pronto, si può dire, con quel suo
istrionismo naturale, di persona. E come attrice Marlene Dietrich resta
unica nel divismo internazionale per le sfaccettature di una personalità
esplosiva (lodiamo la tv che ce ne conserva memoria). Tanto da avere
indotto Giuseppe Manfridi a fare di lei un ritratto teatrale in
“Marlene”, in scena al Quirino, con Pamela Villoresi protagonista
aderentissima al profilo crudo tracciato dall’autore. Dice Manfridi di
aver voluto estrarre “l’avventura umana sensazionale”. Non direttamente
la “femme fatale” della scandalosa Lola Lola de “L’angelo azzurro” o
l’ammaliatrice de “L’imperatrice Caterina” ma soprattutto i decenni ’60
– ’70 di eclissi dell’attrice, allorché all’Europa e all’America si
ripropose cantante in luccicanti concerti e via via in esibizioni dove
ormai era la triste ombra di se stessa, alla deriva. E’ qui nel
ripiegamento che il personaggio evoca il passato, il legame torbido col
regista Von Sternberg, e conflittuale con l’arrangiatore Bacharach, fra
quelli che hanno veramente contato nel cammino di Marlene, artista e
donna. Emergono scabrosità libertine, e la disperazione anche nel
confronto con la figlia. Avvenire – Toni Calotta – 10 maggio 2009
La “via crucis” della fatale Marlene
Si conferma una volta di più l’eclettica
disinvoltura con cui Pamela Villoresi affronta i personaggi più
disparati. In questo caso, si tratta di Marlene Dietrich, l’icona della
sensualità, la musa ispiratrice, la diva “maledetta”, l’angelo azzurro
per eccellenza, che esprime una femminilità tanto erotica quanto
inafferrabile. Corriere della Sera - Emilia Costantini. – 15 maggio 2009
La memoria di una vita (…) in primo piano
sono i capricci da diva ed il narcisismo, le sue fragilità e
frustrazioni, i momenti di solitudine ma anche i lampi di cinica ironia,
la complicata ed insoddisfacente vita amorosa e familiare. Ed anche i
ricordi ed i dialoghi con Sternberg e Bacharach, che pur se morti o
lontani, si materializzano nella sua vivida immaginazione. Così viene
rievocato e rivissuto il provino che, molti anni prima, la portò ad
essere scelta da Sternberg per interpretare il personaggio di Lola; e
che lo stesso regista narra, come in una sequenza cinematografica, il
penoso dietro le quinte di una Dietrich malata ed in sedia a rotelle,
che precede la sfolgorante entrate in scena con cui termina la
rappresentazione. I grande impatto le esecuzioni delle canzoni che
l’hanno resa celebre, interpretate da Pamela Villoresi enfatizzando il
contrasto tra smaglianti trionfi ottenuti in passato e l’incerta e
declinante situazione attuale. Claudia Volpato – Non solo cinema – 25 novembre 2008.
Pamela splendida Marlene (…) La Dietrich è colta in situazioni intime – camere d’albergo o camerini - subito prima dei suoi show. Ripassa le sue più celebri canzoni, prova i suoi costumi (ottimo il lavoro di Lucia Mariani) e si confronta con i suoi storici compagni di strada: dal regista Josef Von Sternberg (Orso Maria Guerrini) a Burt Bacharach (convincente l’interpretazione di David Sebasti), dalla figlia kater (Silvia Budri) fino alla sua amante donna, Tami (Cristina Sebastianelli). Il tema è affascinante e ben svolto. G. Vitali Rosati – Corrieri Fiorentino - 11 novembre 2008
Marlene Dietrich sul palco del Toniolo di Mestre (…) a collegare la dedica teatrale con il mondo cinematografico di cui Marlene fu ed è tuttora gloriosa icona, Josef von Stendberg (Orso Maria Guerrini). Degno di nota il finale da lui diretto: una Marlene in sedia a rotelle nelle mani della figlia viene guidata dalla voce del regista che si fa macchina da presa, in una descrizione cinematografica dove l’ausilio di incisive luci e ombre crea un’immagine esteticamente scultorea. Elena Ballarin – Non solo cinema - 25 novembre 2008
Marlene – Il viale del tramonto di una grande attrice (…) della vita di
Marlene Dietrich e delle sue coraggiose scelte di vita viene presentata
non la sfolgorante carriera in cui ha dato il meglio di sé, ma solo la
fase finale, il viale del tramonto appunto, in cui la prorompente forza
vitale diventa nostalgia e il patetico giovanilismo dell’impietosa
vecchiaia. |
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