CANTANTI

CANTANTI

Progetto e regia Carlo Geltrude

Scritto da Mario Gelardi

con Giuseppe Brunetti e Luigi Bignone

Durata 60 minuti

DEBUTTO NAZIONALE

Vincitore OVER Emergenze Teatrali 2025
Vincitore del bando
Per Chi Crea – Live e promozione nazionale e internazionale promosso dal Mic e gestito da SIAE

 

Al sud Italia, i collaboratori di giustizia, i pentiti, vengono chiamati “cantanti” e Cantanti è il titolo scelto per il progetto e che suggestionerà il modus operandi di tutto il lavoro. Il termine “cantare” si associa all’atto di confessare, di rivelare qualcosa, proprio come fa un pentito quando decide di collaborare con la giustizia e raccontare i segreti della propria famiglia mafiosa. “Cantanti” è il racconto di un’epoca, uno spaccato, una ferita che ha lasciato segni indelebili, un problema mai risolto, un problema radicato in un tessuto sociale e culturale con cui tutti, in modo diretto o indiretto, sono scesi a patti: cittadini, funzionari, magistrati. “Cantanti” è guardare quel mondo da un altro punto di vista, quello dei pentiti o collaboratori di giustizia. È pentimento quello che spinge le mafie a “cantare”? O un compromesso?

Il progetto attingerà da materiali testuali (atti processuali, deposizioni, atti giudiziari) e materiali non scritti, creando punti di congiunzione fra i testi e la ricerca attoriale pura. Lo spettacolo, scritto da Mario Gelardi, si avvale della collaborazione di importanti nomi del calibro di Roberto Saviano, Roberta Cafiero e Giuseppe Vigolo. Una scrittura teatrale che si alimenta di fatti realmente accaduti, ma che intende trasformare, aprirli a nuove vedute poetiche, tra queste, il canto. Gli attori/cantautori metteranno in musica le parole delle deposizioni.

La storia si ispira alla vita dei fratelli Brusca e ad altri “cantanti” che dagli anni ’80 ad oggi scelgono la via della collaborazione e del pentimento. In scena due attori, li osserviamo nella loro crescita, nella sfera privata e nella sfera “professionale”. Lo spettacolo rende materiale di scena la legge del 15 Marzo 1991, n 82, ne analizza i termini con una volontà fortemente creativa, senza risparmiare l’idea di poter appellarsi alla voce di un popolo che chiede, da sempre, giustizia, giustizia vera.